Le scelte di vita o, molto più semplicemente, il modo di essere di un personaggio come Harry Styles, autentica icona della pop music -con gli One Direction prima e come solista poi- spingono molti, e non solo i suoi milioni di follower, a riflettere su aspetti più profondi di un singolo episodio a lui attribuibili.
Il riferimento è, ovviamente, alla copertina del numero di dicembre di Vogue America. Per la prima volta, in 127 anni di attività, campeggia la foto di un uomo da solo. In altre precedenti nove occasioni l’obiettivo era comunque puntato su una coppia.
Il cantante vi appare in un completo giacca uomo doppiopetto e abito lungo da donna a balze, in perfetto look gender-fluid, griffato Gucci.
Su tale falsariga, nel luglio 2017, Zayn Malik, altro componente della band aveva conquistato la copertina al fianco di Gigi Hadid, sua compagna dell’epoca; una coppia etero, in cui però entrambi i partner indossavano abiti tra loro intercambiabili.
Ciò ha comportato inevitabili polemiche, sia pro che contro tale scelta editoriale. Candace Owens, attivista politica nota per le sue posizioni antifemministe e di aperto sostegno a Donald Trump, ha provocatoriamente invocato con nostalgia il ritorno del “maschio macho”, ricevendo via Twitter, per tutta risposta, un giudizio tranchant da Olivia Wilde (la dottoressa Remy “13” Hadley in Dr. House).
Harry Styles, che non ha mai disdegnato di esplorare territori espressivi, per così dire, non troppo convenzionali (non è difficile trovarlo sul suo profilo Instagram in unghie laccate e con tanto di attestazioni di stima alla sua nail artist personale), illumina sull’intangibilità solo presunta di certi modelli estetici, e su quanto questi ultimi possano condizionare, al di là di ogni ragionevolezza, la sensibilità invece unica, irripetibile, autentica e genuina di ogni essere umano.
Si badi, Harry non inventa nulla di nuovo; prima di lui artisti del calibro di David Bowie, Jared Letho e Marilyn Manson e tanti altri, hanno pigiato con decisione sul tasto della trasgressione, spesso ammantandola, tuttavia, di malcelata rabbia e protesta contro mondo troppo chiuso.
Nel caso di Styles, invece, la sua personalissima (rispettabile, ma non, per questo, meno opinabile) scelta di comunicare, scevra da cliché preconfezionati o, peggio ancora, imposti dall’esterno lascia ben sperare in un’umanità più libera e al tempo stesso inclusiva.

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