9.1.20

Telefono...casa


Il progresso umano, sviluppatosi attraverso la tecnologia, ha suscitato la voglia di varcare nuove frontiere, spingendosi anche al di là dei materiali confini fisici immaginabili fino a quel momento
    Ciò ha rappresentato una sfida anche in termini di comunicazione, poiché è del tutto evidente che per approcciarsi in modo apprezzabile a ciò che non si conosce occorre stabilire un reciproco contatto. 
    In tale contesto vanno inseriti gli esperimenti della c.d. placca dei Pioneer e, successivamente, del Voyager Golden record.
  Le placche dei Pioneer sono quelle placche commemorative in alluminio anodizzato con oro, posizionate a bordo delle sonde Pioneer 10 e 11 rispettivamente nel 1972 e nel 1973 in cui furono incise delle effigi. Nell'eventualità che le due sonde venissero intercettate da esseri extraterrestri, le placche mostrano le immagini di un uomo e una donna nudi attorno alle quali si trovano vari simboli che hanno il fine di fornire informazioni sull'origine delle sonde (rappresentazione di un atomo di idrogeno, la figura di un uomo e di una donna, la posizione del sole e del sistema solare nella galassia). Sono fissate sui fronti dei supporti delle antenne in una posizione che le protegge dall'erosione della polvere interstellare.
    Nel 1977 l'iniziativa è stata ripetuta, elaborando un messaggio più complesso e dettagliato, nel Voyager Golden Record, un disco contenente suoni e filmati che fu fissato alle sonde del programma Voyager (moduli Voyager 1 e 2, praticamente identici, lanciati nel 1977).
    Esso contiene suoni e immagini selezionate al fine di portare le diverse varietà di vita e cultura della Terra. una varietà di 115 immagini e un gran numero di suoni naturali, come quelli prodotti dalle onde, dal vento, dai tuoni e suoni prodotti da animali, come il canto degli uccelli e quello delle balene, i saluti di abitanti della Terra in 55 lingue diverse e la riproduzione del messaggio del presidente degli Stati Uniti d'America e del Segretario generale delle Nazioni Unite dell’epoca. I saluti in 55 lingue iniziano con l'accadico, lingua diffusa nel Vicino Oriente a partire dal III millennio a.C., e finiscono con la lingua Wu, parlata attualmente in Cina (in lingua italiana: tanti auguri e saluti; in latino: salvete quicumque estis; bonam erga vos voluntatem habemus, et pacem per astra ferimus).
   Pur se concepito per qualunque forma di vita extraterrestre o per la specie umana del futuro che lo possa trovare, i “benpensanti” stimano assai remote le probabilità che possa essere captato da qualcuno, in rapporto alla vastità dello spazio: attualmente si trova a circa 22,205 miliardi di km dal Sole, nello spazio interstellare e, secondo i calcoli, le batterie RTG dovrebbero consentirne il funzionamento almeno fino al 2025.
    Numerose furono le discussioni sorte sul tema: per molti doveva rappresentare un museo itinerante della specie umana, una stele di rosetta lanciata nello spazio.     Alcuni, poi, lanciarono l’accusa di un antropocentrismo fin troppo spiccato.
   Alla base, dunque, come già detto, una malcelata e strisciante idea pessimista sull’effettiva riuscita di quell'esperimento, non del tutto condiviso nella sua estrinsecazione.
   Ma, a dispetto delle circostanze, piace però pensare che, come tutte le utopie, questa piastra possa realizzare i suoi fini e che un giorno, non si quando e non si sa come, possa trovare un soggetto interlocutore.
  Foss’anche il suo stesso artefice; perché non è detto che un messaggio per un’entità sconosciuta ed inimmaginabile non possa rappresentare, in realtà, uno specchio per guardarsi nel profondo.

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