20.4.23

Are you going to Scarborough Fair ?

Un argomento come quello delle Fiere, nell’attuale contesto dominato da fenomeni come la realtà virtuale ed il metaverso, potrebbe sembrare anacronistico.

In realtà esistono molti punti di contatto tra il passato ed il futuro basati sul medesimo concetto: incontrarsi e scambiare concetti ed idee.

La parola Fiera, trova il suo etimo dal termine latino “Feria” – giorno di festa; essa, infatti, evoca un ambiente festoso.

Nell’Europa del X secolo, allorquando ebbe a svilupparsi pienamente, accadeva di tutto, anche perché il pubblico era dei più vari. 

All’interno della fiera si assisteva a spettacoli e gare e l’affluenza era favorita anche dal fatto che spesso erano organizzate in occasione di feste religiose. Spesso si concedevano esenzioni dai pedaggi relativi al trasporto delle merci, la liberazione degli arrestati per debito e si autorizzava lo svolgimento di giochi altrove proibiti.

Tra il 1200 e il 1300 secolo le fiere più importanti furono quelle di Champagne e delle Fiandre meridionali. Veri e propri eventi internazionali che attiravano mercanti da tutta Europa, in particolare italiani e provenzali.

Nel 1400 e dopo la scoperta del Nuovo Mondo, questi due fulcri fieristici furono soppiantati da Ginevra e Lione. 

Nel 1600, invece, fu Lipsia a ospitare le fiere più importanti, tanto che per contenere i suoi commerci per ben tre volte dovette ampliare la sua cerchia muraria. 

Con l’avvento della Rivoluzione Industriale, la fiera mutò la sua fisionomia, sino a trasformarsi in esposizioni universali: i c.d. EXPO. Dalla sua prima volta, nel 1851 l'Expo è stata lo specchio dei suoi tempi e ha riflettuto da un lato le necessità commerciali e dall'altro i progressi tecnologici e scientifici delle varie epoche.

Simboli dell’EXPO, da installazioni temporanee sono divenuti vere e proprie icone dei paesi che li ospitavano. Basti ricordare la Tour Eiffel (1889), Plaza de Espana a Siviglia (1929), l’Atomium di Bruxelles (1958),  l’Acquario di Genova (1992) e tanti altri come Seattle, Lisbona e Montreal.

Del tutto singolare la vicenda legata all’EUR: un intero quartiere nato per “pubblicizzare” un evento (esso è infatti l’acronimo di Esposizione Universale Roma) da tenersi nel 1942, nei fatti mai avvenuto per i ben noti eventi di quell’anno.

Al contempo, Expo crocevia di idee. 

Nell’ambito di tali esposizioni furono infatti esposte per la prima volte opere dell’ingegno divenute poi di uso comune: il revolver, la macchina per cucire c.d. Singer, l’apparecchio telefonico, il fonografo, i condizionatori. E come non ricordare l’arte ? Guernica di Picasso fu esposta nel 1937 a Parigi, in piena Guerra civile spagnola, realizzato dopo il bombardamento dell'omonima città spagnola da parte degli alleati del generale Franco. Dopo l'Expo, quando la dittatura si instaurò in Spagna, Picasso chiese che il suo dipinto non venisse più esposto fino alla fine del franchismo.

Un sempiterno ed immutevole afflato comunicativo tra le persone che, dunque, ha sfidato il tempo. 

Nel Medioevo si teneva la Fiera di Scarborough, concessa da un editto del 1253, che durava dal giorno dell'Assunzione (15 agosto) al giorno di San Michele (29 settembre) e attirava mercanti da tutta l'Europa. La fiera continuò a tenersi per cinque lunghi secoli ed è tuttora ricordata da una ballata popolare (intitolata appunto Scarborough Fair).

Essa narra la storia di un giovane che invita l'ascoltatore,  in procinto di recarsi presso la Fiera di Scarborough,  a domandare alla sua ex amata -che pure si sarebbe trovata lì- di svolgere per lui una serie di imprese impossibili; solo quando avesse portato a termine il compito ella sarebbe tornata ad essere il suo vero amore. Una delle immagini più famose è quella della donna che si vede costretta a preparare per lui una camicia senza poter usare ago e filo e quindi lavarla in un pozzo privo di acqua.

Spesso la canzone è cantata come un duetto nel quale a sua volta la donna pretende dal suo amante una serie di prove e solo quando il ragazzo avrà finito potrà avere "la sua camicia senza cuciture".

Una metafora sull’amore, che supera ostacoli fisici e fiorisce, o rifiorisce, in un luogo pregno delle buone vibrazioni della gente che ivi si trova e lo affolla.  

Ebbene, proprio lo Scarborough Campus, dell’Università di Hull, è stato il primo ad essere coperto da connettività wireless, tornando così ad acquisire la sua originaria fisionomia, seppur in versione 3.0, di fiera.

Fatta di persone, di idee e di sentimenti.



30.3.23

Raccontalo alle api

Da sempre oggetto di domanda nella biologia, anche quella più antica, il metodo di comunicazione delle api resta ancora tra gli argomenti di ricerca e osservazione che vedono protagonista il mondo animale.

Alla base di questo argomento troviamo gli studi condotti da Karl Von Frisch poi racchiusi nel celebre libro “Il linguaggio delle Api”, premio Nobel nel 1973, proprio per i suoi studi specifici.

Le api hanno sviluppato un sistema di comunicazione ben organizzato che si verifica attraverso varie metodologie: la danza, gli assaggi e l’emissione di sostanze odorose.

La comunicazione delle api affascina da sempre gli studiosi, soprattutto per la sua somiglianza alla comunicazione umana, dato che avviene attraverso simboli che devono essere interpretati (come le parole) e non per segni dal significato univoco (es. un determinato suono che significa, ad esempio, pericolo o via libera). Nel regno animale (uomo compreso), sono in pochi ad attuare questa modalità di linguaggio.

Il livello di cooperazione che si trova all’interno della società delle api è altissimo ed è uno di quei casi in cui possiamo contemplare i miracoli che può produrre una collaborazione molto intensa fra degli individui. 

Il legame che si crea tra le api e il territorio che le ospita è di reciproco scambio e ciò riguarda da vicino anche noi esseri umani. È un dato di fatto che le api aiutano gli esseri umani a sopravvivere. 70 delle 100 specie di colture principali che nutrono il 90% della popolazione umana dipendono dalle api per l'impollinazione.

Senza di loro, queste piante cesserebbero di esistere e con essa tutti gli animali che mangiano quelle piante. Questo può avere un effetto a cascata che si propagherebbe catastroficamente lungo la catena alimentare.

E non è tutto. 

Esiste un legame molto forte che unisce uomini ed api; legame che pare rafforzarsi nell’attraversare gli eventi cruciali che toccano in sorte alle persone. 

Si credeva infatti che se non si raccontava alle api un matrimonio, una nascita o una morte, queste si sarebbero offese e se ne sarebbero andate.

Le ragioni di questo legame tra uomini e api sono ignote. 

Secondo alcuni studiosi, risalirebbero a tradizioni di tipo celtico, poi trasportate nel Nuovo Mondo: qui avrebbero ritrovato, per qualche decennio, nuovo vigore. 

Nella mitologia celtica, le api erano considerate messaggere tra questo mondo e il regno degli spiriti. 

Una storia racconta che quando fu adottato il calendario gregoriano, le api non furono tenute al passo e si rifiutarono di canticchiare il nuovo giorno di Natale.

A conferma di un’origine europea vengono documentati casi in cui le api vengono coinvolte per festeggiare eventi positivi, come i matrimoni. In alcuni casi venivano date alle api anche alcune fette di torta.

In ogni caso, l’ape era considerata un animale di famiglia, una parte della casa, un essere da coinvolgere nelle situazioni più importanti, sia positive che negative.

Tradizione millenaria che non pare essere ancora tramontata

L'annuncio della morte della regina Elisabetta II ha fatto il giro del mondo ed è arrivato anche alle sue api. 

Ad avvertirle della dipartita della sovrana e dell'arrivo di un nuovo “proprietario”, Carlo III, è stato l'apicoltore reale, John Chapple, che si è recato di persona ad informarle: «È tradizione quando qualcuno muore che tu vada agli alveari e dica una piccola preghiera mettendo un nastro nero sull'alveare – racconta Chapple spiegandone il rituale – . Si bussa a ogni alveare e dici: “La padrona è morta, ma non andartene. Il tuo padrone sarà un buon padrone per te».

Il segno di una consapevolezza diversa, forse espressa in modo strambo, del profondo legame esistente tra uomo e natura.